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LO SPIRITO SANTO....lo conosciamo?

LO SPIRITO SANTO……LO CONOSCIAMO?


In vista della solennità di Pentecoste, vogliamo fare un piccolo percorso alla scoperta dello Spirito Santo, della sua azione nella vita della Chiesa e nella vita personale di ogni cristiano.
La caratteristica propria della terza Persona della Santissima Trinità è quella di operare nel silenzio e nel nascondimento.  Ci rivela il Figlio e il Padre agendo nell’intimo dei nostri cuori senza che noi ce ne accorgiamo.
Si muove come il vento, il quale soffia dove vuole, ma “non sai da dove viene e dove va”
(Gv. 3,8).
Lo Spirito Santo è stato non a torto chiamato il “Dio sconosciuto”,
perché spesso i credenti lo ignorano, anche a causa dell’umile silenziosità della sua azione. Lo Spirito Santo è l’ultimo nella rivelazione delle Persone della Santissima Trinità; tuttavia con la sua grazia è il primo a destare la nostra fede e a farci vivere da credenti.


NOME, DELLO SPIRITO SANTO.


“Spirito Santo”, tale è il nome proprio di colui che noi adoriamo con il Padre e il Figlio. La Chiesa lo ha ricevuto dal Signore e lo professa nel Battesimo dei suoi figli.
Il termine “Spirito”
traduce il termine ebraico “Ruah” che nel suo senso originario significa soffio, aria, vento. Gesù utilizza proprio l’immagine sensibile del vento per suggerire a Nicodemo la novità di colui che è il Soffio di Dio, lo Spirito divino in persona.

GLI APPELLATIVI DELLO SPIRITO SANTO

Gesù quando annuncia e promette la venuta dello Spirito Santo, lo chiama “Paraclito”,
letteralmente “Colui che è chiamato vicino”, “ad-vocatus”. “Paraclito viene abitualmente tradotto “Consolatore”, essendo Gesù il primo consolatore. Il Signore stesso chiama lo Spirito Santo “Spirito di verità”.
Oltre al suo nome proprio, in san Paolo troviamo gli appellativi: lo Spirito della promessa, lo Spirito di adozione, lo Spirito di Cristo, lo Spirito del Signore, lo Spirito di Dio.

I SIMBOLI DELLO SPIRITO SANTO


L’ACQUA.
Il simbolismo dell’acqua significa l’azione dello Spirito Santo nel Battesimo, poiché dopo l’invocazione dello Spirito, essa diventa il segno sacramentale efficace della nuova nascita: come la gestazione della nostra prima nascita si è operata nell’acqua, allo stesso modo l’acqua battesimale significa realmente che la nostra nascita alla vita divina ci è donata nello Spirito Santo.
Lo Spirito è anche personalmente l’acqua viva che scaturisce dal Cristo crocifisso come dalla sua sorgente e che in noi zampilla per la Vita eterna.

L’UNZIONE. Il simbolismo dell’unzione con l’olio è talmente significativa dello Spirito Santo da divenirne il sinonimo. L’unzione è il segno sacramentale della Cresima.
Ma per coglierne tutta la sua forza, bisogna tornare alla prima unzione compiuta dallo Spirito Santo: quella di Gesù. Cristo (Messia in ebraico) significa “Unto”
dallo Spirito di Dio. Nell’Antica Alleanza ci sono stati degli “unti” del Signore, primo fra tutti il re Davide. Ma Gesù è l’Unto di Dio in maniera unica. La Vergine Maria concepisce Cristo per opera dello Spirito Santo. È lo Spirito che spinge il vecchio Simeone ad andare al Tempio per vedere il Cristo del Signore, è lo Spirito che ricolma Cristo, è la sua forza che esce da Cristo negli atti di guarigione e di risanamento. È lui, infine, che risuscita Cristo dai morti.

IL FUOCO.
Il fuoco significa l’energia trasformante delle azioni dello Spirito Santo. Giovanni Battista annunzia che Cristo “battezzerà in Spirito Santo e fuoco”, quello Spirito di cui Gesù dirà: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e che vorrei che fosse già acceso!”. È sotto forma di “lingue come di fuoco” che lo Spirito Santo si posa sui discepoli il mattino di Pentecoste e li riempie di sé.

IL DITO.
“Con il dito di Dio” Gesù scaccia i demoni. Se la Legge di Dio è stata scritta su tavole di pietra “dal dito di Dio”, la lettera di Cristo è “scritta con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei cuori. L’inno “Veni, Creator Spiritus” invoca lo Spirito Santo come “dito della destra del Padre”.  

LA COLOMBA.
Alla fine del diluvio, la colomba fatta uscire da Noè torna, portando nel becco un freschissimo ramoscello d’ulivo, segno che la terra è di nuovo abitabile. Quando Cristo risale dall’acqua del suo battesimo, lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, scende su di lui e in lui rimane. Lo Spirito Santo scende e prende dimora nel cuore purificato dei battezzati. Il simbolo della colomba per indicare lo Spirito Santo è tradizionale nell’iconografia cristiana. (Nella nostra chiesa parrocchiale ci sono raffigurate ben sette colombe, simbolo dello Spirito Santo. A voi il compito di scoprirle).  

LO SPIRITO SANTO NEL TEMPO DELL'ATTESA.


La Parola di Dio e il suo Soffio sono all’origine dell’essere e della vita di ogni creatura. Quanto all’uomo, Dio l’ha plasmato con le sue proprie mani, cioè il Figlio e lo Spirito Santo (sant’Ireneo). Dalle origini fino alla pienezza del tempo la missione congiunta del Padre, del Verbo e dello Spirito Santo rimane nascosta ma è all’opera.
In particolare lo Spirito di Dio va preparando il tempo del Messia. Lo Spirito opera silenziosamente in tutti colo-ro che hanno scritto i libri sacri. Egli “ha parlato per mezzo dei profeti” preparando il grande evento dell’Incarnazione.

Quando il tempo sta per compiersi, l’azione dello Spirito si fa più chiara. Giovanni Battista è ricolmato “di Spirito Santo fin dal seno di sua madre” da Cristo stesso, che la Vergine Maria aveva da poco concepito. In Giovanni lo Spirito Santo completa il suo compito specifico di parlare per mezzo dei profeti. Per mezzo suo lo Spirito prepara la strada al Messia che viene.

Ma è soprattutto la Vergine Maria il capolavoro dello Spirito Santo quando giunge la pienezza del tempo. Lo Spirito Santo ha preparato Maria con la sua grazia. Per pura grazia ella è stata concepita senza peccato come la creatura più umile e più capace di accogliere il Dono ineffabile dell’Onnipotente. Per opera dello Spirito Santo la verginità di Maria diviene feconda ed ella concepisce e dà alla luce il Figlio di Dio. Per mezzo di Maria lo Spirito prepara la Chiesa, mettendo gli uomini in comunione con Gesù, in particolare i più umili, che sono i primi a riceverlo: i pastori, i magi, Simeone e Anna, gli sposi di Cana e i primi discepoli. L’intima cooperazione fra lo Spirito Santo e Maria per generare i credenti continuerà fino alla fine dei tempi.

L0 SPIRITO SANTO NELLA PIENEZZA DEI TEMPI.


Il momento dell’Incarnazione segna lo spartiacque fra il tempo dell’attesa e la pienezza dei tempi. Il Verbo si fa carne nel grembo della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Tutta la vita di Gesù, a partire dal momento del suo concepimento, è sotto il segno dell’azione dello Spirito. I Vangeli mostrano Gesù Cristo come Redentore e Salvatore, tuttavia lo Spirito Santo, benché nascosto, è presente in pienezza nella sua Persona, nella sua parola e nelle azioni che compie.

Durante l’ultima Cena, prima della sua morte e risurrezione, Gesù promette solennemente la venuta dello Spirito.

Lo Spirito di verità sarà mandato dal Padre nel nome di Gesù. Egli lo invierà quando sarà presso il Padre, perché è uscito dal Padre. Lo Spirito Santo verrà, noi lo conosceremo, sarà con noi per sempre, dimorerà con noi; ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto ciò che Cristo ha detto e gli renderà testimonianza; ci condurrà alla verità tutta intera (Catechismo della Chiesa Cattolica).
Quando il mistero pasquale di morte e risurrezione si compie, Gesù dona subito lo Spirito Santo “alitando” sui suoi discepoli, rinchiusi nel cenacolo per timore dei Giudei. A partire da questo evento la missione di Cristo e dello Spirito diviene la missione della Chiesa: “come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

L’OPERA DELLO SPIRITO SANTO NELLA CHIESA.


Il giorno di Pentecoste è quello in cui lo Spirito Santo è manifestato, donato e comunicato ce Persona divina. Cristo, il capo del Corpo mistico che è la Chiesa, effonde il suo Spirito su tutte le membra per nutrirle, guarirle, organizzarle nelle loro mutue funzioni, inviarle per la testimonianza, associarle alla sua offerta al Padre e alla sua intercessione per il mondo intero. È per mezzo dei Sacramenti della Chiesa che Cristo comunica alle membra del suo corpo il suo Spirito Santo e santificatore.
Come il corpo umano privato dell’anima diviene un cadavere, allo stesso modo la Chiesa senza lo Spirito sarebbe un corpo morto, un tralcio secco, un’organizzazione umana come le altre. È la presenza dello Spirito che dà la vita e fa della Chiesa lo strumento divino della salvezza umana.

I DONI DELLO SPIRITO SANTO


Sulla scia di un testo del profeta Isaia (11,2) la tradizione spirituale ha elaborato una dottrina relativa ai sette doni dello Spirito Santo: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà e Timore di Dio.


Il dono del CONSIGLIO ci aiuta a scoprire il progetto d’amore che Dio ha su di noi e la strada giusta per rea-lizzarlo. Questo dono agisce in due modi: ci fa diventare consiglieri per gli altri, in particolare rendendoci in grado di trasmettere le nostre esperienze di fede, ma ci fa anche riconoscere bisognosi di consigli nelle quotidiane scelte che la vita ci mette davanti, ovviamente attraverso la preghiera.

La FORTEZZA
è il dono del coraggio, della costanza, della tenacia: uno scrittore dei primi secoli del Cristiane-simo paragonava lo Spirito Santo all’allenatore e l’allenatore, si sa, prepara alla fatica. Anche questo dono ha due dimensioni: quella passiva ci aiuta a resistere agli attacchi del male, mentre quella attiva è la forza d’attacco per vincere il male con il bene.

Alcuni ideali propostici dal Vangelo sembrano irraggiungibili, per questo se vogliamo davvero viverli, dobbiamo essere umili e chiedere l’aiuto dello Spirito Santo tramite il dono della Fortezza.


Il dono dell’INTELLETTO ci aiuta a non essere superficiali, ma ad arrivare al cuore delle cose. Questo dono può agire in diversi modi: può darci la capacità di conoscere noi stessi e affrontare coscientemente ciò che in noi non va, oppure di conoscere e capire a fondo gli altri, ma può essere anche l’intelligenza spirituale per leggere la Bibbia fra le righe e ricavarne un nutrimento di vita. È il dono della “profondità” contro la “superficialità”, dell’”essere” contro l’”apparire”.

La PIETÁ
. Il nome di questo dono non ha nulla a che fare con il senso negativo che gli attribuiamo noi oggi ma è strettamente legato al termine latino “pietas”, cioè l’amore familiare tra genitori e figli. La Pietà è il dono che ci aiuta a credere sul serio che Dio è Padre e ci ama, ci dà forza, pace e gioia. Il dono della Pietà porta a fi-darci di Dio con lo stesso abbandono di un bambino che si sente sicuro tra le braccia di papà e mamma anche quando è sospeso sul vuoto.

La SAPIENZA
è il dono che ci concede il gusto della conoscenza del creato e quindi del suo Creatore, Dio, per conoscerlo e amarlo. Essa ci aiuta soprattutto a distinguere il bene dal male. La Sapienza può nascere in noi solo come dono di Dio perché ha Dio come origine e come fine: Dio ama me, io amo Dio. È questa una relazione che non nasce dalle nostre forze, ma che c’è stata regalata.

Il dono della SCIENZA
può essere espresso anche col termine “conoscenza” che nella Bibbia significa anche “amare”. Chi ama capisce meglio, capisce prima, capisce di più. Il dono della Scienza insegna ad amare una per-sona se la si vuole capire e anche Dio lo si comprendere solo amandolo. Mentre nel nostro linguaggio “scienza” significa conoscenza umana di tipo tecnico, mediante la quale si arriva a dominare il mondo, nel linguaggio bi-blico “Scienza” è la capacità di conoscere il mondo, senza dominarlo, ma, al contrario, riconoscendo Dio come Creatore. Scienza è dunque la luce per vedere nelle cose e nelle persone la bellezza e la potenza di Dio, ma è an-che la conoscenza che scaturisce dall’amore: il cuore che ama comprende più della mente. Il cuore si apre alla fi-ducia in Dio e accetta anche ciò che non si capisce (prove e dolore).

Il dono del TIMOR DI DIO
ci fa diventare consapevoli della grandezza di Dio. Egli è buono, ma è anche forte e potente. A lui si devono rispetto e ubbidienza: Dio non si può prendere in giro. Il Timor di Dio ci è donato an-che per ricordarci che non possiamo fare sempre quello che ci pare e piace perché non siamo noi i padroni del bene e del male, quindi non possiamo far diventare giusto ciò che è ingiusto, lecito ciò che è illecito. Il Timor di Dio non è affatto paura di Dio, ma è rispetto e stima verso di Lui, se ci può essere sfumatura di paura deve essere quella di perdere Dio o di offenderlo. Il Timor di Dio serve inoltre a ricordarci un dovere molto importante: il dovere di non dire stupidaggini su di Lui.

 
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