Il campanile e la voce delle campane - sito parrocchia

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Il campanile e la voce delle campane

Il primo campanile della chiesa di Parona era stato costruito, molto probabilmente, all'inizio del Cinquecento. Prima infatti la chiesa era considerata una cappella suburbana e non aveva il campanile.

Verso la metà Settecento il campanile era dotato sicuramente di due campane: la grossa e la piccola (L. Rognini in: Parona, storia di una comunità (pag. 106) - VR 1988)
. Di quest'ultima c'è una nota d'archivio ove è precisato che "delle vecchie campane se ne conserva una piccola con l'iscrizione: Joseph Larducci Veronensis opus - A.D. 1776" (A.P. Parona - cartella campane e organo). Questa, tuttora conservata in parrocchia, non può evidentemente essere quella primitiva, cioè la stessa già presente nel 1737, e quindi potrebbe provenire da una delle cappelle private già esistenti in paese.''

L'attuale campanile della chiesa parrocchiale di Parona è stato costruito subito dopo "l'erezione a fundamentis"
della chiesa stessa, cioè all'inizio dell'Ottocento. Non sono stati reperiti al riguardo i relativi documenti ma si sa comunque che nel 1814 era da poco ultimato e che il concerto di cinque campane del peso complessivo di Kg. 1187, di cui venne subito dotato, fu commissionato dall'allora parroco Domenico Benvenuti al fonditore Pietro Partilora con contratto datato 8.9.1814 (A.P. Parona - cartella citata).

Detto campanile è posizionato tra il fianco dell'abside della chiesa ed il retro dell'aula recentemente aperta di fianco all'altare maggiore. Da quest'aula si accede, attraverso due separate porte, al vano del basamento ove arrivano le corde per suonare le campane e ad un locale adiacente il quale immette attraverso una rampa di scale, alla canna del campanile.

È stato costruito in stile neoclassico su disegno di Luigi Trezza (1752-1823), fedele interprete di questo stile durante il periodo napoleonico e ritenuto inoltre tra i più validi ed importanti architetti della sua epoca. L'attribuzione del disegno a detto architetto è dovuta al sacerdote Cesare Cavattoni (C. Cavattoni: Ricordazione della vita e delle opere di Luigi Trezza (pag. 25) - VR 1862) poi ripresa da Rognini, Orlandi ed altri. Il disegno in questione però nessuno l'ha mai pubblicato perché non si trova nell'archivio della Biblioteca Civica dove sono conservati e catalogati tutti i disegni e i manoscritti del Trezza. Anche le ricerche effettuate al riguardo in altri archivi hanno dato esiti negativi, non solo per quanto riguarda il disegno e il progetto del campanile, ma anche relativamente a notizie riguardanti la sua costruzione.

Ha forma quadra ed è costituito da quattro differenti parti che, nell'elevarsi, man mano si assottigliano e che sono intervallate tra tre cornicioni sagomati più o meno sporgenti. Il massiccio basamento fuori terra ha muri perimetrali dello spessore di cm. 110 ed il lato esterno di cm. 410 e presenta due luci: un piccolo foro sul lato nord e una finestrella verticale sul lato est. Il sovrastante piano di innalzamento è ornamentato su tutte le facciate da una cornice, nel cui specchio c'è una feritoia verticale. Viene poi il piano dell'orologio caratterizzato da lesene agli angoli a formare quattro specchi, in due dei quali (lati sud ed ovest) c'è il quadrante dell'orologio e negli altri una feritoia con contorni di tufo.

Il piano principale, quello della cella campanaria, presenta quattro monofori contornati da pilastrini che sostengono un arco a tutto sesto mentre in basso fanno bella vista altrettante loggette. La guglia poggia su un tamburo ottagonale avente quattro aperture ad oblò e si innalza con forma piuttosto insolita, cioè non molto allungata e con l'estremità arrotondata. C'è infine la pinna, a forma di bulbo, portante la croce metallica.
Tutti i muri perimetrali, mediamente dello spessore di un metro, sono stati eretti con massi di pietra, blocchi tufacei e qualche inserimento di cotto. L'ultimo restauro generale risale al 1937 ( l’incisione su un riquadro di intonaco situato all’interno della cella campanaria riporta l’incisione 1930) e quindi, a distanza di tanti anni, gli intonaci esterni ed altri componenti, vedi le loggette, mostrano tutta la loro vetustà.

Come ricorda lo storico Dal Negro, dopo il restauro della cella campanaria avvenuto nell’aprile del 1930 non si registrano altri interventi importanti di ripristino al campanile se non  quelli relativi alla manutenzione ordinaria per il buon funzionamento delle campane. Da ricordare un intervento di manutenzione straordinaria alle campane avvemuto nel 2001 sponsorizzato dalla famiglia Finardi  come testimonia la targa tuttora esposta nel locale dove arrivano le corde per suonare le campane.

Nel 2006 poi, sono iniziati i lavori di restauro generale (terminati nel 2009) che hanno interessato oltre al campanile anche la chiesa parrocchiale e il vecchio oratorio divenuto ora la cappella dela Divina Misericordia.

A fianco del piccolo atrio d’ingresso al campanile, è stato ricavato un  locale con servizi e messa a nuovo la scala in tufo che porta alla cella campanaria. Quest’ultima è stata oggetto di importanti interventi di consolidamento e restauro che hanno riguardato in primis la muratura portante con relativa sostituzione delle vecchie colonnine della balaustra quindi il rafforzamento del castello che sorregge tutto l’apparato campanario. Dopo un’accurata pulizia generale con rimozione di patina biologica e di microflora presente soprattutto sul lato del campanile rivolto a nord e sul tamburo portante il bulbo che sorregge la pinna metallica in ferro a forma di croce, sono stati rifatti tutti gli intonaci.

Da ricordare che nell’occasione le campane sono state dotate di automatizzazione consentendo così sia l’uso manuale che automatico delle stesse.
In seguito, per ovviare a problemi di degrado ambientale ed igienico sanitario, sono state posizionate reti antipiccione ad ogni apertura della cella campanaria.

Per quanto riguarda le campane è da precisare che le cinque originarie sono state successivamente sostituite e che nel 1990 è stata aggiunta la "sestina". L'attuale concerto, intonato in Mi bemolle, è pertanto costituito da sei campane disposte a sistema di movimento manuale e montate su incastellatura metallica. Queste le caratteristiche dei singoli bronzi:

1) Nota
MI bemolle - peso Kg. 927 - bocca cm. 119
2) Nota
FA - peso Kg. 664 - bocca cm. 106
3) Nota
SOL - peso Kg. 440 - bocca cm. 94
4) Nota
LA bemolle  - peso Kg. 390 - bocca cm. 88
5) Nota
SI bemolle - peso Kg. 274 - bocca cm. 78
6) Nota
DO - peso Kg. 202 - bocca cm. 70

I primi cinque bronzi sono stati fusi dai Cavadini
di Verona nel 1919 mentre la sestina è opera del fonditore De Poli di Vittorio Veneto ed è stata commissionata nel 1988 e fusa nel 1990.'

ISCRIZIONI E ORNAMENTI DELLE CAMPANE DI PARONA

Ogni campana è un oggetto unico, con una tonalità propria, uguale a nessun altra.  

Spesso è dedicata ad uno o più Santi e reca fregi e decori a tema; altre riportano decorazioni, fregiature  e iscrizioni in latino o nella lingua del paese in cui la campana è fusa, riguardanti l'anno di fusione, il nome del fonditore e di coloro che hanno contribuito alla fusione di quel bronzo con offerte volontarie.

Non mancano (soprattutto nelle comunità rurali) invocazioni e preghiere rivolte al buon Dio a protezione dei raccolti minacciati da uragani e forti temporali estivi con grandine.

   iscrizioni vecchie campane       iscrizioni nuove campane        peso  campane      ode       Ave Maria

CAMPANE E CAMPANARI NEI TEMPI ANDATI A PARONA

Nelle piccole parrocchie e, in special modo, nelle chiese rurali, il campanaro e il sagrestano sono la stessa persona. Detta figura era ed è tuttora responsabile della pulizia e delle piccole manutenzioni della chiesa, custodisce gli arredi che vi si trovano, collabora con il sacerdote nel preparare le funzioni liturgiche e, naturalmente, ha il compito di dare voce alle campane per annunciare e solennizzare - unitamente ad altri suonatori di campane - le funzioni religiose.

Ad esercitare spontaneamente questa mansione a Parona furono, dall'inizio del Novecento in poi, certo "Ronda"
di professione calzolaio; Tommasini Francesco, meglio conosciuto col nomignolo di "Checo campanar" in quanto esercitò questa impegnativa attività per oltre trenta anni - di professione falegname; quindi, via via, Furioni Renzo, Gozzi Londino, Filippini Luigi e Lonardi Giuseppe.

Campanaro e campane, nei tempi andati, si prestavano anche per servizi e funzioni di carattere civile. Infatti: erano le campane a scandire i tempi, ad annunciare avvenimenti di ogni genere, ad avvertire di imminenti pericoli. Tutto ciò con modalità, suoni, ritmi differenti e che si protraevano durante l'arco di quasi tutta la giornata.

Fin dal primissimo mattino veniva "annunciata" la situazione del tempo per consentire alla gente di svegliarsi e quindi di regolarsi senza guardare dalle finestre, se alzarsi subito o se prolungare il riposo. Veniva cioè emesso un "bòto de campana" quando il cielo era sereno e la giornata prometteva bene; due bòti se il cielo era nuvoloso; tre bòti se pioveva e quattro se nevicava.

L'alba ed il tramonto - usuale orario di lavoro per i contadini - erano scanditi dall'Ave Maria
del mattino (al levar del sole) e della sera (mezzora dopo il tramonto), intervallati dall'Angelo (a mezzogiorno). Questi segnali costituivano anche invito a recitare tre "Ave" e qualche giaculatoria.

Nei pomeriggi domenicali veniva inoltre diffuso il segnale del Vespero
(prima e dopo le "funzioni").

Il campanile annunciava infine "l'ora de nòte" per invitare la gente a raccogliersi in preghiera nelle case.

La morte di un parrocchiano veniva annunciata con la "campana da morto" e cioè: con rintocchi della "quarta" se il defunto è un uomo, della "terza" se è morta una donna, della "piccola" se a mancare è un bambino. Solitamente gli stessi rintocchi precedono anche le esequie; solo che se il funerale riguarda una persona che riveste importanti incarichi nel mondo religioso, i rintocchi avvengono con la "grossa", mentre se il defunto è il parroco, il campanaro, il membro di una congregazione religiosa locale, si suona il "concerto da morto" con lenti rintocchi di tutte le campane.

In passato era consuetudine chiamare la gente in raccolta in casi di incombenti pericoli. Per esempio: i temporali venivano annunciati suonando la "terza"
con lunghi rintocchi, i nubifragi suonando a distesa tutte le campane, gli incendi o altre improvvise calamità suonando a martello la "grossa".


Altra usanza era quella di suonare le campane, con appropriati rintocchi, per convocare la vicinia, per annunciare la convocazione del Consiglio comunale, per ricordare e solennizzare le festività civili.

Tutto ciò comportava per il campanaro un impegno assiduo, costante e preciso, probabilmente a tempo pieno visto che, solitamente, i campanari erano stipendiati dai Comuni. Ne è esempio il campanaro di Parona che nel 1639, per un siffatto impegno, percepiva dal Comune un salario annuale di 6 ducati, addirittura uno in più dello scrivano-amministratore che di ducati ne prendeva cinque!

Meritano cenno anche i concerti campanari ed i relativi gruppi di suonatori, fino dall'Ottocento esistenti all'ombra di quasi tutti i campanili. Scopo dei concerti di campane era, ed è tuttora, soprattutto quello di animare le principali solennità religiose, ma erano e sono di moda anche vere gare campanarie tra i diversi gruppi di suonatori, assai gradite dalla popolazione. In queste circostanze i suonatori mettono il massimo impegno e tutta la loro bravura non finalizzate all'eventuale premio, normalmente consistente in un diploma o un gagliardetto, ma per l'orgoglio di far onore al proprio campanile.
A tale proposito è da ricordare che Parona godeva, fin dall'inizio del secolo in corso, di un completo e rinomato gruppo di suonatori di campane, vincitore, tra l'altro, di una gara campanaria effettuata ad Arbizzano nel 1923.

Più tardi, cioè verso la fine degli anni '80, era sorta a Parona su iniziativa di Mariano Fornalè - giovane maestro campanaro, figlio d'arte - la prima scuola e quindi una squadra di giovani suonatori di campane che partecipò a varie manifestazioni, vincendo anche una gara campanaria a Molina. Il nostro Mariano, purtroppo, lasciò prematuramente questa vita terrena ma la sua preziosa opera non fu vana e, per riconoscenza, è stato istituito il premio "Mariano Fornalè" alla memoria, che viene assegnato, in occasione dell'annuale manifestazione "Campane in festa", ad un giovane suonatore di campane distintosi nell'attività campanaria. Attualmente, anche se il gruppo si è assottigliato, vengono regolarmente scandite dalle campane tutte le normali funzioni religiose, mentre per effettuare concerti di un certo livello il gruppo locale abbisogna del supporto di elementi provenienti dai paesi limitrofi.

squadra campanari fine anni 80
( MARIANO FORNALÈ  2° da sinistra verso destra )

Si ringrazia lo storico Rinaldo Dal Negro autore del libro  "PARONA E LA SUA CHIESA" (Verona 1998)
per la prezioza collaborazione.

 
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