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Il Presepe Pasquale

Nella nostra parrocchia non si ricordano particolari espressioni figurative in occasione del Triduo Pasquale e della Santa Pasqua.
Il suono a distesa delle campane al canto del Gloria nella Solenne Veglia Pasquale accompagnato dalle note dell'organo, era sicuramente il segno più significativo assieme ai tanti fiori che per l’occasione adornavano a festa l’altare maggiore, mentre sulla sommità del ciborio veniva eretta la figura del Cristo Risorto.

Da qualche anno a questa parte è sorta l’esigenza di rappresentare, dopo il cammino di catechesi quaresimale, i momenti e i segni che identificano questa solennità.
Uno dei primi (collocato all’altare di San Giuseppe) è stato un sepolcro vuoto
esposto come segno inequivocabile della risurrezione di Gesù. “Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede” (1 Cor 15) .
Successivamente, sono stati i ragazzi\e del catechismo che, guidati dalle catechiste, hanno rappresentando sempre all'altare di San Giuseppe, alcune scene della Passione di Cristo dando così lo spunto, al neonato Gruppo Amici del Presepe di impegnarsi negli anni a venire, a raffigurare la sequenza degli avvenimenti che si vivono durante la settimana Santa mettendo in risalto le varie fasi che dall’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme portano attraverso l’ultima cena, all’orazione nell’orto degli ulivi, alla passione e morte di Gesù per arrivare poi alla risurrezione il giorno di Pasqua.

I commenti che accompagnano i momenti rappresentati, ci aiutano a riflettere sul mistero della Morte e Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo.

Ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme

Il giorno seguente, una grande folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui, gridando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele!». Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. E Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra come sta scritto: «Non temere, o figlia di Sion; ecco, il tuo re viene, cavalcando un puledro d'asina».
La Palma
Richiama la vita e il trionfo sulla morte, perché sopravvive nel deserto.
"Osanna"
significa "Salute e salvezza dell'anima e del corpo".

 

L'ultima   Cena


Cristo celebra l'Eucarestia nell'ultima cena. Il pane e il vino sono frutti della terra e del lavoro dell'uomo, che lo Spirito Santo trasforma sacramentalmente nel Corpo e nel Sangue di Gesù.

“FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME”
Anche oggi. l’azione dello Spirito Santo e l’efficacia delle stesse parole di Cristo proferite dal sacerdote, rendono realmente presente sotto le specie del pane e del vino, il suo Corpo e il suo Sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte. Gesù in questo è stato chiarissimo.


 

Lavada dei piedi

Gesù si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse:
«Signore, tu lavi i piedi a me?».
Rispose Gesù:
«Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo».

Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi discepoli.

 

Preghiera nell'orto degli ulivi


Gesù cadde in ginocchio e pregava dicendo
"Padre, se vuoi allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà".
Pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra.

 

Gesù davanti al Sinedrio

Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, diccelo».
Gesù rispose:
«Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio».  Allora tutti esclamarono: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli disse loro: «Lo dite voi stessi: io lo sono». Risposero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».  

 

Processo davanti a Pilato

Al mattino i sommi sacerdoti, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato. Allora Pilato prese a interrogarlo: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla.
Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta. Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere perché aveva commesso un omicidio. La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva. Allora Pilato rispose loro: «Volete che vi rilasci il re dei Giudei?».

Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché egli rimettesse in libertà Barabba.  Pilato replicò: «Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?».  Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!».  Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato visto che non otteneva nulla, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: "Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!". Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.

 

Gesù deriso dai soldati


Ma la flagellazione non bastò a soddisfare i rozzi e brutali soldati nelle cui mani Cristo era caduto. Essi fan di lui oggetto di empio scherno e di codardi insulti. Imitando i soldati di Erode, lo travestono essi pure da re, gettando sulle sue spalle insanguinate un cencio rosso, mettendogli in capo una corona di spine, e in mano una canna a guisa di scettro;
quindi gli s'inchinano per dileggio e lo salutano colle parole: "Ben ti sia, o Re dei Giudei". Poi, trattogli di mano la canna, lo percuotono con quella, ed intanto Pilato guarda questa scena vergognosa, senza far un cenno per porvi fine.  

 

Impiccagione di Giuda


“Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo:
“Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”.

Ma quelli dissero:
“Che ci riguarda? Veditela tu!”.
Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.

Spogliazione  -  La morte di Gesù  -  Tiro a sorte della tunica


Cristo è entrato nel mondo spogliandosi della sua Gloria di Dio incarnandosi da uomo. È lo spogliamento, la svestizione, la povertà più assoluta. Non è rimasto nulla al Signore, eccetto un legno. Per giungere a Dio, la via è Cristo, ma Cristo è sulla Croce, e per salire sulla Croce bisogna avere il cuore libero, distaccato dalle cose della terra. L
’invito pressante e quello di fare spazio a Gesù spogliandoci anche noi di qualcosa, magari del nostro egoismo, della nostra superbia, della nostra superficialità.

Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Costui chiama Elia". E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: "Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!".   E Gesù, emesso un alto grido, spirò.  Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: "Davvero costui era Figlio di Dio!".

I soldati poi... presero le vesti di Gesù, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamola a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: "Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte".

Gesù viene deposto dalla Croce tra le braccia di sua Madre

Colei che riceve tra le braccia il corpo di Gesù è Maria, la donna dell'invincibile speranza. Colei che presenta ai discepoli del Figlio suo le realtà di un corpo dato e di un sangue sparso, è Maria, la cooperatrice della salvezza del mondo.


Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro.

 

La Resurrezione


Racconta il Vangelo di Marco (Mc 16, 1-8) che il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, al levar del sole, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome si recano al sepolcro, portando con sé oli aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù.
Le donne si domandano tra loro chi possa spostare la grossa pietra dall’ingresso del sepolcro ma giunte al luogo della sepoltura, con grande meraviglia si accorgono che il grande masso è stato rotolato via.
Entrando nel sepolcro, vedono un giovane, vestito di una bianca veste e seduto sulla destra. La posizione in cui si trova esprime la sua autorità e l’autorevolezza della sua comunicazione. Il fatto che stia sulla destra indica che sta per comunicare un lieto annuncio.
Le donne sono spaventate dalla celeste apparizione, ma l’angelo le rassicura: "Non abbiate paura!"

……………NON È QUI È RISORTO

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