Il libro delle preghiere - Catechesi sui Salmi - parrocchiaparona

Vai ai contenuti

Menu principale:

Il libro delle preghiere - Catechesi sui Salmi

Se con il termine “preghiera” s’intende il dialogo fra Dio e l’uomo, allora tutta la Bibbia è in certo qual modo un libro di preghiera: in esso è data testimonianza della parola che Dio rivolge all’umanità e della risposta che l’umanità consegna al suo Signore. Una parola così densa perché non si limita solo a dei suoni, ma pone anche dei fatti, parole e gesti intimamente connessi tra loro, dirà il Concilio Vaticano II.
C’è però un libro che raccoglie e riassume questa singolare avventura, ed è quello dei Salmi.
La loro parola continua ad accompagnare la lode incessante che nel corso dei secoli la Chiesa continua a rivolgere al suo Signore, dopo che lo stesso Gesù se ne è servito per illustrare i suoi misteri, in particolare la sua morte e la sua risurrezione.
Sono centocinquanta orazioni,
di diversa lunghezza, suddivise in alcune sezioni, nelle quali sono proposti i molti modi con cui l’uomo si pone davanti a Dio e sono narrate le misteriose vie con cui Dio partecipa alle vicende umane.

1 -  2  -  3  -  4  -  5  -  6  -  7  -  8  -  9  -  10  -  11  -  12  -  13  -  14 -  15  -  16  -  17  -  18  -  19  -  20

21  -  
22  -  23  -  24  -  25  -  26  -  27  -  28  -  29  -  30  -  31  -  32  -  33  -  34  -  35  -  36  -  37  -  38

39  -  40  -  41  -  42  -  43  -  44  -  45  -  46  -  47  -  48  -  49  -  50 -  51  -  52  -  53  -  54  -  55  -  56

57  -  58  -  59  -  60  -  61  -  62  -  63  -  64  -  65  -  
66  -  67  -  68  -  69  -  70  -  71  -  72  -  73  -  74

75  -  76  -  77  -  78  -  79  -  80  -  81  -  82  -  83  -  84  -  85  -  86  -  87  -  88  -  88  -  89  -  90  -  91

92  -  93  -  94  -  95  -  96  -  97  -  98  -  99  -  100  -  101  -  102  -  103  -  104  -  105  -  106  -  107

108  -  109  -  110  -  111  -  112  -  113  -  114  -  115  -  116  -  117  -  118  -  119  -  120  -  121  -  122

123  -  124  -  125  -  126  -  127  -  128  -  129  -  130  -  131  -  132  -  133 -  134  -  135  -  136  -  137

138  -  139  -  140  -  1412  -  142  -  143  -  144  -  145  -  146  -  147  -  148  -  149  .  150   


Che meritasse uno sguardo attento il primo dei Salmi,
lo avevano capito anche gli antichi: “Quello che le fondamenta rappresentano per una casa, la catena per una nave, e il cuore per un corpo vivente, questo breve proemio rappresenta per l’intero edificio dei Salmi. Infatti il salmista aveva l’intenzione di esortare a sopportare le angosce, grondanti di sudore e di fatica. Con questo proemio ha mostrato a coloro che lottano per la pietà il fine beato, affinché nella speranza dei beni futuri noi sopportiamo i dolori della vita” (San Basilio Magno).

Non si tratta di supplica, implorazione, lamento, ringraziamento, lode, …, ma di una breve riflessione sapienziale sull’esistenza umana considerata dal punto di vista di Dio. “Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori, ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte”. Felice l’uomo quando s’incammina nella legge (e qui legge indica tutta la parola divina) del Signore, quando la considera la sua Via. E già questo ci spiega perché anche Gesù ha voluto proporsi a tutti come “Via”.

Il Salmo inizia con la lettera “aleph”
e termina con la “tau”. Per l’alfabeto ebraico è come dire: “dalla A alla Z”.

Ma, soprattutto, l’uomo beato “è come un albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa, riesce bene”.
Insomma, chi si affida alla legge del Signore, chi ne fa la strada da percorrere, chi ne fa la fonte della sua sapienza, riassume in sé il senso di tutta la storia sacra e anticipa nella sua persona quello a cui è destinata tutta l’umanità, di essere portatrice di frutti di ogni bene.


Salmo 1 - Le due vie




[1] Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
[2] ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

[3] È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

[4] Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
[5] perciò non si alzeranno i malvagi nel giudizio
né i peccatori nell’assemblea dei giusti,

[6] poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.                                                                      

                                                                                            

torna su           torna agli appuntamenti in parrocchia              home page

Il salmo è un inno, di genere sapienziale, sulla magnificenza di Dio nella creazione e la partecipazione dell’uomo alla sua gloria. Il salmo era destinato anzitutto a una preghiera liturgica, o di gruppo, forse per un culto notturno, ma poteva avere anche un uso privato, perché l’orante israelita si riconosce sempre unito al Popolo di Dio.

Il salmista è sotto la potente impressione del cielo stellato del Sud. Il suo splendore gli appare come magnificenza regale di Dio, al quale perciò si rivolge come a un re, chiamandolo Signore nostro e con la lode della sua gloria su tuta la terra, celebrata perfino dalla bocca dei fanciulli e dei lattanti. Nello stesso tempo il cielo gli appare come la fortezza di Dio, irraggiungibile da chiunque e dalla quale vengono pronunciati i giudizi divini.

Al cospetto della maestà del creato, il salmista percepisce la piccolezza dell’uomo (in Isaia 40,22 gli esseri umani sono paragonati a cavallette). Con Giobbe 7,16, il salmista si domanda come mai Dio presta attenzione all’”omiciattolo”. Allora Genesi 1,26 (“come immagine di Dio lo creò”) gli suggerisce la risposta, ed egli vede l’uomo nella dignità regale di cui è investito per la sua destinazione ad essere segno vivente della sublimità divina e suo vicerè (rappresentante del Signore) sulla terra.

Secondo Matteo 21,15, Gesù ha riferito questo salmo a sé stesso. Ciò che qui è detto in generale dell’uomo come creatura di Dio e partner della divina Alleanza, raggiunge la suprema pienezza nel Capo dell’umanità, Cristo Dio.

Nel pregare questo salmo, noi cristiani contempliamo con gioia Colui che dalla sua umiliazione è stato innalzato alla destra del Padre come nostro “fratello primogenito”. Ma ricordiamo pure che l’inno vale pienamente anche per gli esseri umani, Essere immagine vivente di Dio sulla terra (l’Antico Testamento non ammetteva altre imma-gini di Dio), è un inaudito titolo di nobiltà.

E tanto più per noi, in quanto conosciamo ben più che gli antichi l’immensa grandezza del cosmo che in una notte stellata splende sopra di noi, quasi a tempestare di gemme il regale manto di luce del Creatore.


SALMO  8
MAGNIFICENZA DI DIO CREATORE
E NOBILTA’ DELL’UOMO




O Signore, nostro Dio, †
quanto è grande il tuo nome
su tutta la terra: *
† sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

Con la bocca dei bimbi e dei lattanti †
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, *
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, *
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, *
il figlio dell'uomo perché te ne curi?

Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, *
di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, *
tutto hai posto sotto i suoi piedi;

tutti i greggi e gli armenti, *
tutte le bestie della campagna;
gli uccelli del cielo e i pesci del mare, *
che percorrono le vie del mare.

O Signore, nostro Dio, *
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!

torna su          torna agli appuntamenti in parrocchia              home page

Di per sé il Salmo appartiene al genere delle lamentazioni. Ma il Salmista non parla di un’emergenza privata, bensì di quella del suo popolo, alla maniera di un Profeta e di un maestro di sapienza.

L’atteggiamento di molti in Israele e nell’umanità in generale è l’ateismo pratico. Non si nega l’esistenza di Dio, ma il suo governo del mondo, al modo in cui i contemporanei di Geremia non si aspettavano alcun castigo per la loro trasgressione dell’Alleanza, o quelli di Sofonia che dicevano: “Dio non fa né il bene né il male”. Essi vivono pertanto interamente in funzione del loro “io”. Il “tu” del prossimo è tanto poco sacro per loro quanto il “tu” divino. Su tutto questo incombe il castigo di un terribile giudizio: i loro piani contro i miseri diventeranno una trappola per gli stessi sfruttatori perché loro avvocato è Dio.

Senza dubbio il Salmista pensa anche all’oppressione del Popolo di Dio da parte di nemici esterni.
Noi preghiamo con questo Salmo in vista di ciò che la Bibbia chiama “il mondo”, ben sapendo che esso è anche dentro di noi e in mezzo al Popolo di Dio. Gesù stesso, con tutto il suo amore per l’uomo, non permette nessuna illusione sul suo conto: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, esco-no i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo” (Marco 7,21-23).

Il baricentro del male sta secondo il nostro Salmo nell’oppressione del prossimo; è questa che soprat-tutto provoca l’ira di Dio. Ma che Egli sia il vendicatore dei diritti degli oppressi, Dio lo ha manifestato nel modo più chiaro in Gesù, annientando tutti i piani dei suoi nemici.
Un esito altrettanto felice toccherà in sorte al suo Popolo, ma soltanto alla fine dei giorni.

SALMO 14
I SENZA DIO FALLISCONO
IL SIGNORE DIFENDE
IL DIRITTO DEI DEBOLI



1 Lo stolto pensa: «Dio non c’è».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
non c’è chi agisca bene.

2 Il Signore dal cielo si china sui figli dell’uomo
per vedere se c’è un uomo saggio,
uno che cerchi Dio.

3 Sono tutti traviati, tutti corrotti;
non c’è chi agisca bene, neppure uno.

4 Non impareranno dunque tutti i malfattori,
che divorano il mio popolo come il pane
e non invocano il Signore?

5 Ecco, hanno tremato di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.
6 Voi volete umiliare le speranze del povero,
ma il Signore è il suo rifugio.

7 Chi manderà da Sion la salvezza d’Israele?
Quando il Signore ristabilirà la sorte del suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele.

torna su           torna agli appuntamenti in parrocchia              home page

1 Al maestro del coro. Su «Cerva dell’aurora».
Salmo. Di Davide.    
2 Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Lontane dalla mia salvezza le parole del mio grido!
3 Mio Dio, grido di giorno e non rispondi;
di notte, e non c’è tregua per me.
4 Eppure tu sei il Santo,
tu siedi in trono fra le lodi d’Israele.
5 In te confidarono i nostri padri,
confidarono e tu li liberasti;
6 a te gridarono e furono salvati,
in te confidarono e non rimasero delusi.
7 Ma io sono un verme e non un uomo,
rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente.
8 Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
9 «Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».
10 Sei proprio tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai affidato al seno di mia madre.
11 Al mio nascere, a te fui consegnato;
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
12 Non stare lontano da me,
perché l’angoscia è vicina e non c’è chi mi aiuti.
13 Mi circondano tori numerosi,
mi accerchiano grossi tori di Basan.
14 Spalancano contro di me le loro fauci:
un leone che sbrana e ruggisce.
15 Io sono come acqua versata,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si scioglie in mezzo alle mie viscere.
16 Arido come un coccio è il mio vigore,
la mia lingua si è incollata al palato,
mi deponi su polvere di morte.
17 Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
18 Posso contare tutte le mie ossa.
Essi stanno a guardare e mi osservano:
19 si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
20 Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.
21 Libera dalla spada la mia vita,
dalle zampe del cane l’unico mio bene.
22 Salvami dalle fauci del leone
e dalle corna dei bufali.
Tu mi hai risposto!
23 Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
24 Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele;
25 perché egli non ha disprezzato
né disdegnato l’afflizione del povero,
il proprio volto non gli ha nascosto
ma ha ascoltato il suo grido di aiuto.
26 Da te la mia lode nella grande assemblea;
scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
27 I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!
28 Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.
29 Perché del Signore è il regno:
è lui che domina sui popoli!
30 A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere;
ma io vivrò per lui,
31 lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
32 annunceranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: «Ecco l’opera del Signore!».

SALMO 22
DIO RISOLLEVA L’UOMO DALL’ABBANDONO
E DA ANGOSCIA MORTALE




Questo Sofferente si sente immerso nel più profondo abbandono di Dio, così come si sentiva abbandonato Israele in esilio. L’orante si sente schiacciato come un verme (è questa la parola che adopera Isaia per il popolo deportato), spogliato della sua forma umana come il Servo di Jhavè.

E tuttavia ha l’esperienza della paternità di Dio, il quale lo ha preso sulle ginocchia direttamente dal grembo materno. Da qui l’accorata invocazione del versetto 12. Colui che parla si trova in pericolo di morte a causa dei nemici, rappresentati come tori  (i tori di Basan, la fertile striscia di terra a oriente del Giordano, sono particolarmente imponenti), leoni, cani e bufali.

I versetti 17-19 indicano in ogni caso una cattura e un maltrattamento che mette a rischio la vita, anzi è probabile che si riferiscano direttamente a quella esecuzione capitale del grande Fedele di Dio. Secondo il diritto assiro, in questo caso le vesti dell’accusato toccano all’accusatore. Stando in certo modo alla soglia della morte, l’Uomo dei Dolori invoca ancora una volta la salvezza (vv. 20-22).

Nel formulare l’inno di ringraziamento, l’autore del Salmo presuppone che Dio ha in qualche modo esaudito la preghiera. Il testo ebraico che invece di “me misero”, ha “tu hai risposto”, attesta esplicitamente la liberazione. Restituito ai suoi, questi sono i veri adoratori di Dio, gli “umiliati”, l’afflitto liberato li invita ad un banchetto sacrificale. Anche i detentori del potere dovranno inchinarsi davanti alla signoria di Dio.

Al vertice della storia della Redenzione, Gesù Cristo ha usato le parole di questo Salmo nella sua preghiera di morente, come attestano i Vangeli: Marco 15,34 e Matteo 27,46. Gesù è disceso nel profondissimo abisso di abbandono di Dio e di tormenti, descritto dal Salmo. Il suo grido non è rimasto inascoltato: risvegliandolo dai morti e ponendolo a capo dei popoli che a lui si convertono, Dio ha esaudito il Cristo sofferente in modo mirabile e unico.

Il nuovo Popolo di Dio, ripetendo questo Salmo, preghiera del suo Salvatore e Signore morente, discende nella buia profondità del suo dolore, e risale con lui nella luce gloriosa della Risurrezione, che si irradia su tutti i tempi della storia del mondo.

torna su           torna agli appuntamenti in parrocchia              home page

 


SALMO 23
DIO, OSPITE E BUON PASTORE



1 Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.

2 Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.

3 Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

4 Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

5 Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

6 Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.


Il Salmo 23 è un cantico di fiducia. Non vi si trovano i soliti temi della lamentazione. Il Salmo ha un carattere di gioiosa professione di fede. Colui che parla è certamente un singolo, ma nello stesso tempo prega con questo Sal-mo come membro del suo popolo, al quale Dio ha promesso la grazia di essere il loro Pastore.

Già, secondo Genesi 48,15, Giacobbe aveva esclamato: “Dio, il mio pastore fin dalla mia giovinezza”. Ma l’orante del Salmo ha in vista anzitutto i testi profetici che parlano di Dio come Pastore di Israele: Osea, Geremia, Ezechiele … Il Salmista applica tutto questo a sé medesimo, e comunica quindi la sua esperienza della benevola guida divina durante una vita piena di pericoli. Egli afferma che gli è concesso quello che ancora domanda il Salmo 31,4: “Conducimi e guidami, per amore del tuo Nome”, e cioè la potenza protettrice di Dio gli si rivela, per il fatto che la sua via è via di salvezza e non di sventura.

In Palestina, durante l’estate, i pastori sono costretti a ritirarsi nelle gole profonde e ombrose, letti asciutti di torrenti, dove si trovano ancora ciuffi d’erba, oppure a spostarsi da un pascolo all’altro. Qui però c’è la minaccia delle bestie selvagge e dei predoni, dai quali il pastore deve difendersi con la sua clava (questa si vede ancora oggi attaccata alla cintura dei pastori della Palestina) e col suo grosso bastone.

Col versetto 5 il Salmista passa a un’altra immagine, senza tuttavia allontanarsi dal tema di fondo. Egli è consapevole di essere ospite di Dio. In Oriente l’accoglienza amichevole dell’ospite è così inviolabile, che persino eventuali persecutori in estrema necessità, davanti all’entrata della tenda o della casa hanno diritto al loro “sacrificio” (= offerta). Qui il Tempio è visto nel suo aspetto di luogo di asilo, dove il fedele trova rifugio e ristoro. Il pasto nel Tempio è un convito in cui Dio è capotavola e padrone di casa: anche da lui dunque si deve ricevere l’assistenza prescritta nel caso di un invito: ungere con olio il capo e riempire di vino sempre di nuovo il bicchiere. Sicuramente prima del pasto sacro ci si spalmavano i capelli con olio fino di oliva, quale ornamento festivo, e il calice colmo era inteso come “calice della salute”.

Questo Salmo è stato sicuramente tra le preghiere preferite da Gesù. Per i cristiani il Salmo 23 è stupendo, perché la qualità di Dio come Pastore e la sua ospitale accoglienza hanno preso forma umana personale in Gesù. Già nell’Antico Testamento il Salvatore è annunziato come Buon Pastore e Gesù ha presentato sé stesso insignito dell’ufficio di Pastore dello stesso Dio. Nella prima Lettera di san Pietro è detto: “Voi eravate come pecore erranti, ma ora siete ritornati al Pastore e Custode delle vostre anime” nel Libro dell’Apocalisse viene annunciato per i tempi futuri: “L’Agnello che è nel centro davanti al trono vi condurrà alla pastura e alle sorgenti di acque vive, e Dio asciugherà ogni lacrima dai vostri occhi”.

torna su           torna agli appuntamenti in parrocchia              home page

SALMO  39
IL SIGNORE, SPERANZA NELLA VITA
FUGGEVOLE E PIENA DI DOLORI




Questo Salmo appartiene al genere, molto ampio, delle lamentazioni individuali. La situazione di colui che parla è caratterizzata da una grave prova (con tutta probabilità una malattia mortale) che offre ai nemici il pretesto per accuse menzognere. Proprio a causa di ciò il Salmista tenta più volte di tacere. In principio, nella sua infelicità, voleva mantenere il silenzio, per non dare occasione al miscredente, con qualche parola audace rivolta alla Divinità, di dir male di lui e di Dio stesso. C’erano infatti parecchie persone che dicevano “servire Dio è inutile”. Così egli si prendeva cura dell’onore di Dio in silenziosa rassegnazione, ma in questo modo non provava alcun sollievo.

Gli è accaduto allora ciò che aveva provato il profeta Geremia: una specie di fuoco interiore lo ha costretto a par-lare. Egli non prorompe però in alte grida, anzi dapprima implora una certezza sulla propria fine e nello stesso tempo la grazia di guardare in faccia con chiarezza il suo destino di morte che riguarda lui al pari di ogni vita umana. Questo gli è concesso, e quasi in un gemito soffocato, che deve commuovere Dio, passa ad affermare la verità dell’inconsistenza della vita mortale. Adopera perciò la parola d’ordine: soffio, polvere, nulla. Per questo anche ogni accumulo di ricchezza è vanità.

La conseguenza di tutto ciò dovrebbe essere la rassegnazione. Tuttavia il Salmista ha una speranza in Dio. Egli lo salverà dal buio presente: dalla malevolenza dei nemici e dalla grave infermità, la quale ultima è un castigo che lo distrugge; da qui l’immagine della tarma che divora i tessuti. Nel versetto 13 il Salmista ricorda al suo Dio che egli è soltanto un “ospite” e un “residente temporaneo”, cioè uno di passaggio, ma proprio in vista di ciò Dio potrebbe usargli le cortesie che si usano agli ospiti.



1 Al maestro del coro. A Iedutùn. Salmo. Di Davide.

2 Ho detto: «Vigilerò sulla mia condotta
per non peccare con la mia lingua;
metterò il morso alla mia bocca
finché ho davanti il malvagio».

3 Ammutolito, in silenzio,
tacevo, ma a nulla serviva,
e più acuta si faceva la mia sofferenza.

4 Mi ardeva il cuore nel petto;
al ripensarci è divampato il fuoco.
Allora ho lasciato parlare la mia lingua:

5 «Fammi conoscere, Signore, la mia fine,
quale sia la misura dei miei giorni,
e saprò quanto fragile io sono».

6 Ecco, di pochi palmi hai fatto i miei giorni,
è un nulla per te la durata della mia vita.
Sì, è solo un soffio ogni uomo che vive.

7 Sì, è come un’ombra l’uomo che passa.
Sì, come un soffio si affanna,
accumula e non sa chi raccolga.
8 Ora, che potrei attendere, Signore?
È in te la mia speranza.

9 Liberami da tutte le mie iniquità,
non fare di me lo scherno dello stolto.

10 Ammutolito, non apro bocca,
perché sei tu che agisci.

11 Allontana da me i tuoi colpi:
sono distrutto sotto il peso della tua mano.

12 Castigando le sue colpe
tu correggi l’uomo,
corrodi come un tarlo i suoi tesori.
Sì, ogni uomo non è che un soffio.

13 Ascolta la mia preghiera, Signore,
porgi l’orecchio al mio grido,
non essere sordo alle mie lacrime,
perché presso di te io sono forestiero,
ospite come tutti i miei padri.

14 Distogli da me il tuo sguardo:
che io possa respirare,
prima che me ne vada
e di me non resti più nulla.



torna su           torna agli appuntamenti in parrocchia              home page

1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
2 Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.

3 Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

4 Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

5 Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

6 Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.

7 Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.

8 Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell'intimo m'insegni la sapienza.

9 Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.

10 Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

11 Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

12 Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.

13 Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

14 Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

15 Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

16 Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvez-za,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.

17 Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;

18 poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.

19 Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non di-sprezzi.

20 Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.

21 Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l'olocausto e l'intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

SALMO  50
PREGHIERA PER IL PERDONO DEI PECCATI
E PER UN CUORE NUOVO




Il Salmista è tanto preoccupato di sé stesso e della sua peccaminosità che incomincia con un’invocazione al misericordioso Dio dell’Alleanza. Alla sua misericordia ci si rivolge specialmente nelle preghiere penitenziali. Le ripetute invocazioni: “Cancella!”, “Lavami!”, “Purificami!”, dimostrano quanto il Salmista si senta fortemente mac-chiato di colpa. Senza cercare giustificazioni riconosce che Dio ha ragione di giudicarlo. Ma non è questa, anche se è stata l’occasione per l’esame di coscienza, la sua maggiore preoccupazione. Ciò che più profondamente lo ha colpito è stato il rendersi conto di essere dominato dalla peccaminosità, cioè dalla propensione al peccato, fin dalla nascita. Questa presa di coscienza delle proprie abissali profondità è gradita a Dio perché è una sapienza donata da Dio, e dall’uomo accettata.

Poiché la peccaminosità sembra al Salmista una lebbra egli adopera per formulare la sua domanda le parole con cui il Libro del Levitico descrive la purificazione dalla lebbra con l’issopo. Ma colui che prega non vuole soltanto il perdono che monda dalla colpa, anzi invoca che in lui “sia creato” un cuore e uno spirito nuovo e puro e che gli sia donato lo Spirito di Dio. Così anche il suo spirito diventerà benevolo e allora contribuirà anche alla conversione di altri e in ciò consisterà il suo ringraziamento.

Anche per noi cristiani è importante pregare con questo Salmo, tanto che i sacerdoti lo recitano tutti i venerdì alle Lodi mattutine. Chi così prega “con cuore contrito”, riconoscendo che Dio ha ragione nel giudicarlo, obbedisce ai molti richiami di Gesù a cambiare mentalità e a pentirsi con i fatti, diventando capace, con salutare timore, di ri-conoscere nella Croce il segno del giudizio divino sull’umanità. Questa realtà sempre nuova, il cristiano con la domanda finale del Salmo la invoca per la sua Chiesa, che con il Salmo 50 prega e fa pregare fin dai primissimi tempi.


torna su           torna agli appuntamenti in parrocchia              home page

SALMO  66
CANTO DI LODE
DEI SALVATI DA DIO




Nel suo insieme il Salmo 66 è un cantico di ringraziamento.

Nella sua prima parte (versetti 1-12) è una collettiva preghiera di lode e di rendimento di grazie, mentre nella seconda parte è un Salmo di ringraziamento individuale.

I versetti iniziali invitano il mondo intero al canto di lode, in cui deve risplendere la gloria di Dio. Motivo della lode sono le manifestazioni della potenza divina, davanti alle quali devono arrendersi tutte le forze nemiche di Dio.

Vi risuona il tema della traversata del Mar Rosso e del Giordano durante il passaggio dall’Egitto alla Terra promessa, cioè il tema della grande liberazione dell’Antica Alleanza. Inoltre il Salmista si riferisce al ritorno degli esiliati in Babilonia, reso possibile dalla potenza del Signore.
Perciò tutto il genere umano deve unirsi alla lode del Signore celebrata dai “riscattati”.

Il canto di ringraziamento individuale accompagna le ricche offerte che sono state promesse con voto. Però per il Salmista l’offerta che più importa è l’attestazione della gloria di Dio quale difensore degli accusati innocenti e dei perseguitati.

Nella Nuova Alleanza i sacrifici di animali sono stati aboliti per sempre dal sacrificio di Cristo sulla croce che con l’offerta eucaristica raggiunge ogni spazio e ogni tempo. Il sacro banchetto eucaristico è diventato il sacrificio di ringraziamento assoluto. In esso ringrazia soprattutto e anzitutto Colui che per la propria innocenza è stato salvato dal Padre. Egli poté dire in senso assoluto che non vedeva nel proprio cuore alcun peccato. Nella celebrazione dell’Eucaristia offriamo anche noi un gioioso sacrificio di ringraziamento, aprendo così il nostro sguardo al vasto orizzonte della prima parte del Salmo, che contempla le grandi opere salvifiche di Dio.


1 Al direttore del coro.
Canto. Salmo.
Fate acclamazioni a Dio, voi tutti, abitanti della terra!

2 Cantate la gloria del suo nome, onoratelo con la vostra lode!

3 Dite a Dio: «Come sono tremende le opere tue!
Per la grandezza della tua potenza i tuoi nemici ti aduleranno.

4 Tutta la terra si prostrerà davanti a te e canterà a te,
canterà al tuo nome». [Pausa]

5 Venite e ammirate le opere di Dio;
egli è tremendo nelle sue azioni verso i figli degli uomini.

6 Egli cambiò il mare in terra asciutta; il popolo passò il fiume a piedi; perciò esultiamo in lui.

7 Egli, con la sua potenza domina in eterno;
i suoi occhi osservano le nazioni;
i ribelli non possono insorgere contro di lui! [Pausa]

8 Benedite il nostro Dio, o popoli, e fate risuonare a piena voce la sua lode!

9 Egli ha conservato in vita l'anima nostra, e non ha permesso che il nostro piede vacillasse.

10 Poiché tu ci hai messi alla prova,

11 Ci hai fatti cadere nella rete, hai posto un grave peso ai nostri fianchi.

12 Hai fatto cavalcare uomini sul nostro capo; siamo passati attraverso il fuoco e l'acqua,
ma poi ci hai tratti fuori in un luogo di refrigerio.

13 Entrerò nella tua casa con olocausti, adempirò le mie promesse,

14 le promesse che le mie labbra hanno pronunciate,
che la mia bocca ha proferite nel momento della difficoltà.

15 Ti offrirò olocausti di bestie grasse, e il profumo di montoni;
sacrificherò buoi e capri. [Pausa]

16 Venite e ascoltate, voi tutti che temete Dio!
Io vi racconterò quel che ha fatto per l'anima mia.

17 Lo invocai con la mia bocca e la mia lingua lo glorificò.

18 Se nel mio cuore avessi tramato il male,
il Signore non m'avrebbe ascoltato.

19 Ma Dio ha ascoltato; è stato attento alla voce della mia preghiera.

20 Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera
e non mi ha negato la sua grazia. o Dio,
ci hai passati al crogiuolo come l'argento.

torna su           torna agli appuntamenti in parrocchia              home page

 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu